Casella di testo: DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA
Il Binge Eating Disorder o Disturbo da alimentazione incontrollata (BED) è un disturbo caratterizzato dall’ingestione di quantità di cibo in un periodo di tempo limitato, dopo cui non sono presenti comportamenti di compensazione come vomito, uso di lassativi o intensa attività fisica.

Criteri diagnostici per il Disturbo da Alimentazione Incontrollata o Binge Eating Disorder (BED) (DSM IV- TR; APA 2000)

A. Episodi ricorrenti di abbuffata. Un’abbuffata è definita da entrambe le caratteristiche seguenti:
 Mangiare in un periodo definito di tempo  (per es. nell’arco di due ore) una quantità di cibo indiscutibilmente maggiore di quallo che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso intervallo di tempo  e in circostanze simili,
sensazione di perdita di controllo sull’alimentazione durante l’episodio (per es. sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si stia mangiando)

B. Le abbuffate si associano ad almeno tre dei seguenti sintomi:
mangiare molto più rapidamente del normale,
mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;
mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati;
mangiare in solitudine perché ci si vergogna di quanto cibo si stia assumendo;
provare disgusto verso di sé, depressione e senso di colpa dopo ogni episodio

C.  è  presente un marcato disagio nei confronti del comportamento bulimico.
D. Le abbuffate avvengono, in media, almeno due giorni la settimana per un periodo di sei mesi.
E. Gli episodi bulimici non si associano all’uso regolare di inappropriati comportamentio compensatori (per es. vomito, lassativi, digiuno, esercizio fisico strenuo) e non avvengono esclusivamente nel corso di anoressia nervosa e bulimia nervosa.
Rettangolo arrotondato: D - Disturbo da Alimentazione Incontrollata
Casella di testo: Un po’ di chiarezza sulle abbuffate…
Dopo queste informazioni è lecito chiedersi quale sia la differenza tra BED e Bulimia; le abbuffate, infatti, sono presenti in entrambi i disturbi ma quelle della persona che soffre di BED sono decisamente diverse da quelle che caratterizzano la sindrome bulimica.
Il DSM (APA 2000) sottolinea due diversità tra BED e Bulimia quando richiede che, per porre diagnosi del primo, l’abbuffata si verifichi in media almeno due giorni  a settimana  per un periodo di sei mesi, mentre per il secondo almeno due episodi a settimana per un minimo di  3 mesi.
Nel Binge Eating disorder si parla di giorni, nella Bulimia di episodi (Vinai, Todisco 2008), infatti, i soggetti BED riferiscono spesso di giornate in cui si abbuffano dalla mattina alla sera e di altre in cui percepiscono un maggior controllo alimentare.
La persona che presenta questo disturbo denuncia una perdita di controllo sul cibo ma mentre si abbuffa ne apprezza l’odore, il gusto, la consistenza, a differenza del soggetto bulimico (Mitchell et al. 1999).
I BED non hanno comportamenti dietetici restrittivi: questi soggetti non riescono a limitare l’introito calorico e non attribuiscono eccessiva importanza alla magrezza nella valutazione di sè.
Nella Bulimia la dieta è fortemente implicata nello sviluppo delle abbuffate, si riscontra infatti il circolo vizioso tra tentativi di restrizione, abbuffate e i comportamenti eliminativi, 
Nel  Disturbo da Alimentazione Incontrollata sembra che più della metà dei soggetti abbia abbuffate prima di avere iniziato a restringere l’alimentazione.

Fattori di rischio e fattori scatenanti
Sembrano coinvolti nell’insorgenza del disturbo fattori:
genetici
neuroendocrini,
psicologici,
evolutivi-attaccamentali;
sociali.

Tra i fattori  di rischio che possono predisporre all’insorgenza del Binge Eating Disorder  rileviamo: bassa autostima, senso di inefficacia e inadeguatezza, impulsività, vulnerabilità emotiva associata al deficit della relgolazione emozionale. (Whiteside et al. 2007)
Già Fairburn nel 1998 aveva evidenziato l’importanza del ruolo delle famiglie nello sviluppo del BED riscontrando in queste un alto livello di criticismo su peso, aspetto e alimentazione ma anche elevate aspettative, scarsa affettività, basso contatto e poca cura nei confronti dei figli (Fairburn et al. 1998a, 1998b).
Tra i fattori scatenanti è possibile individuare il Blocco emozionale.
Un episodio in cui si introducono  quantità consistenti di alimenti può succedere a chiunque, spesso dopo frustrazioni, ansia, rabbia, litigi, se questa modalità si ripete con una certa ricorrenza è sicuramente segnale di problematiche psicologiche non risolte.
L’utilizzo del cibo come mezzo per bloccare l’emozioni è la modalità maggiormente utilizzata dai soggetti che presentano il Disturbo da Alimentazione incontrollata, l’unica modalità di risposta per reagire alle difficoltà della vita di tutti i giorni.
Abbuffarsi allora può diventare, in mancanza di altri modi per esprimersi, l’unica risposta a difficoltà affettive ed emotive.
Il cibo può compensare un’affettività non gratificante o carente ma anche placare un’aggressività non altrimenti esternata, ha inoltre il potere di attenuare stati d’ansia o di tristezza; il cibo consola da delusioni  o da eventi traumatici come lutti o separazioni…
Il Binge eater non tollera le sue emozioni e non appena le percepisce cerca di anestetizzarle attraverso l’uso di enormi quantità di cibo.

Bed e obesità
Il Bed è correlato all’obesità, anche se questa non è condizione necessaria per la diagnosi è possibile affermare che il disturbo risulti indubbiamente più comune nelle persone che seguono trattamenti per la cura dell’obesità; i tassi di prevalenza, infatti, tenderebbero a crescere proporzionalmente all’entità del sovrappeso (Ramacciotti et a. 2000,. Kalman et al. 2002).
Le prime figure professionali che solitamente prendono contatto con soggetti BED sono  i dietologhi, infatti, come accennavo, c’è una forte correlazione con l’obesità e spesso queste persone si rivolgono ai medici con la convinzione che l’unico modo per stare bene sia quello di perdere peso.
È molto importante che il medico fornisca nozioni sulle caratteristiche degli alimenti e prepari una dieta appositamente studiata per il cliente, attraverso la quale possa non solo recuperare una condizione fisica più adeguata ma anche rafforzare in parte la propria autostima; altrettanto importante sarebbe lavorare sulla costruzione di una solida motivazione alle cure e al cambiamento ma questo spetta ad un’altra figura professionale importantissima per la cure del BED: lo psicologo.
I risultati migliori e più duraturi nel tempo sono quelli  che provengono da cure integrate dove un’equipe di professionisti, dietologo, psicologo e psichiatra, collaborano tra di loro per affrontare al meglio le problematiche tipiche di  queste persone.

Trattamento cognitivo-comportamentale
Il trattamento cognitivo-comportamentale per la cura del disturbo da alimentazione incontrollata, come per gli altri disturbi alimentari, prevede un lavoro congiunto da parte di più figure specialistiche che lavorano in équipe: il dietista-nutrizionista, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
La terapia cognitivo-comportamentale mira a modificare l’idea che il peso e le forme corporee costituiscono l’unico o il principale fattore in base al quale stimare il proprio valore personale. Lo scopo di questo tipo di trattamento è quello di aiutare chi soffre di un disturbo dell’alimentazione a imparare a gestire il proprio sintomo, a sostituirlo con comportamenti più adeguati e soddisfacenti, e a identificare e modificare alcune modalità di pensiero problematiche che favoriscono il mantenimento della patologia alimentare.
Il trattamento prevede tre fasi per una durata complessiva di almeno un anno. La prima fase è finalizzata a normalizzare il peso e ad abbandonare i comportamenti di controllo del peso; la seconda fase tende a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali; la terza prevede l’applicazione di procedure finalizzate a prevenire le ricadute, a mantenere i risultati raggiunti durante il trattamento e a preparare la fine della terapia.
Gli strumenti che si sono rivelati maggiormente utili per raggiungere questi scopi sono: il diario alimentare, alcune strategie di alimentazione, il problem solving, la ristrutturazione delle idee irrazionali su di sé e su gli altri. 
E’ prevista, inoltre, l’applicazione di specifici moduli di trattamento per i pazienti che presentano uno o più dei seguenti fattori di mantenimento del disturbo:
perfezionismo clinico;
bassa autostima nucleare;
intolleranza alle emozioni;
problemi interpersonali.
La terapia cognitivo-comportamentale per i disturbi dell’alimentazione risulta efficace dove non sono presenti disturbi psicologici di altra natura. Pertanto nei casi in cui la valutazione diagnostica fornisca evidenze a favore di una doppia diagnosi (es. disturbo di personalità e disturbo del comportamento alimentare), è prevista una prima fase di intervento ampiamente incentrata sul trattamento del disturbo di personalità. 
Il trattamento del disturbo del comportamento alimentare può prevedere l’attivazione di un progetto terapeutico così articolato:
colloqui di valutazione diagnostica;
terapia cognitivo-comportamentale individuale;
gruppi psicoterapeutici su aspetti specifici della patologia (diario alimentare, perfezionismo, bassa autostima, intolleranza alle emozioni);
terapia farmacologica;
consultazioni psicologiche a familiari del paziente;
sostegno psicologico alle famiglie in caso di ospedalizzazione del paziente;
colloqui ed esami di follow-up per la valutazione del trattamento e la ri-definizione del piano di intervento;
collaborazione con dietisti e nutrizionisti;
eventuale invio presso strutture di ricovero pubbliche o private.

Sono risultati utili, in associazione alla psicoterapia cognitiva individuale anche trattamenti con la tecnica EMDR e training di assertività.

Dott.ssa Francesca Birello
Rettangolo arrotondato: Elenco Disturbi Psicologici
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CENTRO TOSCANO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA COGNITIVO—COMPORTAMENTALE

 

 

Studi Toscani di Psicologia  e Psicoterapia

Cognitivo-Comportamentale

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